Educazione sessuale e affettiva a scuola: un nodo educativo e culturale
Negli ultimi giorni si è riacceso il dibattito sull’introduzione dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole italiane, in particolare in merito alla proposta ministeriale di subordinare tale percorso al consenso preventivo delle famiglie. Si tratta di una misura che merita un’attenta riflessione, poiché incide direttamente sull’autonomia della scuola come agenzia educativa.
La scuola, in quanto seconda agenzia educativa dopo la famiglia, ha il dovere di garantire un percorso formativo che non si limiti alla trasmissione di nozioni, ma che accompagni l’allievo nella costruzione della propria identità personale, relazionale e sociale. L’educazione sessuale e affettiva non è un contenuto accessorio, ma parte integrante di un processo formativo volto alla promozione del rispetto, della consapevolezza e della prevenzione dei comportamenti discriminatori.
Subordinare questi contenuti al preventivo assenso familiare rischia di snaturare il ruolo istituzionale della scuola e di comprometterne l’efficacia educativa. La Corte di Cassazione, in più sentenze, ha riconosciuto il diritto-dovere della scuola di proporre percorsi formativi che, pur potendo entrare in dialogo critico con le visioni culturali delle famiglie, rispondano al superiore interesse dello studente e alla sua crescita integrale.
È dunque fondamentale riaffermare l’autonomia pedagogica dell’istituzione scolastica e la responsabilità che essa ha nel fornire strumenti di lettura e di orientamento nella complessità del presente. Confondere i ruoli delle agenzie educative porta a un disorientamento generale: la famiglia è insostituibile nella trasmissione dei valori affettivi, ma la scuola ha il compito di educare alla cittadinanza, alla responsabilità e alla relazione, secondo un paradigma universalistico e inclusivo.
È auspicabile che questo dibattito diventi l’occasione per una più ampia e profonda riflessione sul ruolo di ciascun attore nel processo educativo, in un’ottica di alleanza e non di delega o contrapposizione. Ridefinire con chiarezza ruoli, compiti e limiti di ciascuna agenzia educativa è oggi un’urgenza pedagogica e politica.
