Perché il valore della vita non sta nel risolvere tutto, ma nel saperci essere
La vita è la nostra opera più grande… nessuna esclusa.
Non ha bisogno di effetti speciali.
Va vissuta per intero: con consapevolezza, con il coraggio di chi sa che ce n’è una sola. Anche nei momenti complicati, anche quando il peso sembra troppo.
Vivere senza rimpianti non significa vivere con leggerezza o fregarsene.
Tutt’altro. Significa vivere con più passione, con più presenza, con più attenzione verso ciò che conta davvero.
Significa scegliere ogni giorno di non trattenersi, di esserci fino in fondo.
Nel mio percorso ho avuto la fortuna di incontrare tante persone belle di cuore.
Non perfette, non “senza problemi”, ma capaci di guardare la vita con uno sguardo pieno di stupore.
Persone che si fermano, che si accorgono, che si emozionano.
Che riescono ancora a meravigliarsi del fascino delle cose semplici.
Ed è proprio grazie a loro che ho imparato qualcosa di importante: cambiare punto di vista può fare la differenza.
Non cancella le difficoltà, ma permette di attraversarle in un altro modo.
Permette di non farsi schiacciare dal problema, di non identificarsi solo con ciò che non va.
Perché una persona non è mai solo la sua fragilità. È molto di più.
Certo, nessuno è immune da pensieri, preoccupazioni, giornate storte.
Ma è lo sguardo che fa la differenza. Ed è lì che spesso si gioca la possibilità di restare umani.
C’è però una grande barriera che ostacola questo sguardo: il giudizio.
Tutti, in un modo o nell’altro, cadiamo in questa trappola. Classifichiamo, semplifichiamo, diamo etichette.
Ma ogni volta che giudichiamo, smettiamo di vedere davvero l’altro.
Ci allontaniamo. Blocchiamo la possibilità di comprendere, di entrare in relazione.
Il giudizio irrigidisce.
L’ascolto, invece, apre.
Mi viene in mente una frase di Carl Rogers, che sento molto vicina al mio modo di lavorare e di stare con le persone:
“Ascoltare significa comprendere ciò che l’altro non dice.”
Ecco, per me questo è il cuore dell’incontro.
Non serve avere sempre le parole giuste.
A volte basta esserci, in silenzio, con attenzione.
Perché spesso non è la risposta che serve, ma la presenza.
In molti contesti, soprattutto in quelli educativi e relazionali, si ha l’impressione di dover dare risposte a tutto, come se il nostro valore stesse nella capacità di spiegare, sistemare, risolvere.
Ma ci sono situazioni in cui non servono soluzioni.
Serve solo qualcuno disposto a restare.
Ad accompagnare. A non fuggire.
Capita che qualcuno venga da me con una domanda, spesso non semplice.
Non sempre è una richiesta tecnica o pratica — a volte è qualcosa di più profondo, esistenziale.
E io mi fermo, lo guardo e dico con semplicità:
“Non ho una risposta.”
Anche questo è straordinario: riconoscere i propri limiti, accettare di stare nel non sapere.
Perché proprio lì nasce un altro modo di essere in relazione: un ascolto vero, una pausa necessaria, uno spazio per guardare le cose da un’angolazione nuova.
È in quel momento, quando si smette di voler “aggiustare” l’altro e si sceglie semplicemente di esserci, che nasce la relazione vera.
Quella che non salva, ma sostiene.
Che non semplifica, ma riconosce.
Che non pretende, ma accompagna.
E forse, proprio lì, nel riconoscere l’altro senza giudizio, nel restare accanto anche nel silenzio, si trova il senso più vero del nostro essere umani.
Devo molto ai miei ragazzi. Con loro ho imparato che non è sempre importante spiegare, ma esserci.
Che si può comunicare anche senza parole, e che il silenzio, quando è condiviso, può dire molto più di mille frasi giuste.
Mi hanno insegnato che ogni gesto conta, che la presenza è più forte della perfezione, che uno sguardo può aprire mondi.
Ed è grazie a loro se, ancora oggi, cerco — ogni giorno — di guardare la vita con occhi più semplici, ma più veri.
E in questo cammino ho capito anche un’altra cosa: a volte, per restare fedeli a ciò in cui crediamo, dobbiamo avere il coraggio di non fare scelte scontate.
Di non rispondere con automatismi. Di non vivere per compiacere le aspettative degli altri.
Ci sono decisioni che, sebbene possano andare contro l’approvazione generale, rispecchiano profondamente chi siamo.
E proprio in quei momenti, spesso silenziosi ma decisivi, si gioca la nostra libertà più autentica.
