Famiglia e Parent Training

Quando il comportamento “problema” è la soluzione migliore che tuo figlio ha trovato

Ci sono giornate in cui ti sembra che tuo figlio si sia svegliato con un unico obiettivo: mettere alla prova ogni tuo limite. Urla per una sciocchezza, si butta a terra al supermercato, risponde male a ogni “no”, piange disperato per cose che a te sembrano minime. A fine giornata ti ritrovi stanco, con la testa piena e quella domanda che punge: “Perché si comporta così? Dove sto sbagliando?”.[1][2][3]

 

Se ci fermiamo un attimo, però, possiamo provare a guardare questi comportamenti da un’altra angolazione. Quello che noi chiamiamo “problema” – il capriccio, l’urlo, la porta sbattuta, il “no” continuo – spesso è il modo migliore che nostro figlio ha trovato finora per cavarsela in una situazione difficile. Non è contro di noi, anche se a volte sembra un attacco personale: è a favore di qualcosa di importante per lui, come ottenere attenzione, evitare una richiesta troppo faticosa, esprimere un disagio o regolare un’emozione che non sa ancora nominare.[4][5][6][7][8]

 

Immagina la scena classica al supermercato. Tuo figlio vede un gioco, lo vuole con tutta la sua intensità. Tu dici “no”, magari con calma, magari già stanco. In pochi secondi, lui è a terra che urla, piange, si dispera. Tu senti gli sguardi addosso, ti sale il caldo, ti domandi come uscirne. Da fuori vediamo un “capriccio”. Da dentro, per lui, quella è la strategia più efficace che conosce per provare a ottenere ciò che desidera o per scaricare la frustrazione che lo travolge. Se altre volte, in situazioni simili, quell’esplosione ha portato a qualcosa – un gioco, un dolce, un “ok ma basta che ti calmi” – il suo cervello ha imparato: “Così funziona”. Non è cattiveria, è apprendimento.[5][9][4]

 

Lo stesso accade quando ti sembra che tuo figlio dica “no” a tutto. “No” a vestirsi, “no” a lavarsi i denti, “no” a uscire dal parco, “no” a spegnere la TV. Quel muro che ti trovi davanti non è soltanto opposizione sterile. Spesso è il suo modo per dire: “Anch’io voglio contare, anch’io voglio decidere qualcosa della mia vita”. In alcune fasi di crescita, dire “no” è l’unico modo che ha per sentirsi un po’ autonomo, un po’ separato da te, e diversi autori sottolineano quanto il bisogno di controllo e di scelta influisca sui comportamenti dei bambini.[3][7][10][1]

 

Poi ci sono i bambini che non urlano, non si oppongono, ma si chiudono. “Niente”, ti rispondono quando chiedi cosa c’è che non va. Restano in camera, si isolano, abbassano lo sguardo. Non ci sono scenate plateali, ma un silenzio che pesa. Anche questo è un comportamento che a volte chiamiamo “problema”, perché ci preoccupa e ci fa sentire esclusi. Eppure, per quel bambino, può essere una strategia di protezione: se parlo rischio di essere giudicato, se mi espongo potrei sentirmi ancora peggio, se resto in silenzio forse faccio meno danni. È una soluzione fragile, ma è comunque una soluzione.[2][1][3]

 

Vedere il comportamento come una strategia non significa che allora “va bene tutto” e dobbiamo lasciare correre. Non significa che non possiamo dire “no”, mettere limiti chiari, proteggere noi stessi e gli altri. Significa però smettere di vedere nostro figlio come “il problema” e iniziare a chiederci: “A cosa gli serve, in questo momento, quello che sta facendo? Cosa mi sta raccontando, con questo comportamento?”. Dietro a un gesto che ci manda in crisi, spesso c’è un bisogno non ascoltato, un’emozione troppo forte, una richiesta di aiuto espressa nel modo più goffo che conosce.[6][7][9][11][1][4][5]

 

Un passo importante è imparare a osservare cosa succede prima, durante e dopo quei momenti. Molti percorsi di parent training propongono proprio l’uso del modello ABC: antecedenti, comportamento, conseguenze. Quando esplode? Sempre alla sera, quando è stanco? Quando deve staccarsi da qualcosa che gli piace? Quando arriva un fratellino che cattura tutte le attenzioni? Cosa fai tu appena prima che inizi quel comportamento? E cosa succede subito dopo: lo consoli, lo rimproveri, cedi, ti allontani? Senza giudicarti, puoi iniziare a vedere che, in molti casi, certe tue reazioni – umane e comprensibili – finiscono per rinforzare proprio quello che vorresti vedere di meno.[8][9][11][4]

 

Quante volte, pur di farlo smettere di urlare, hai ceduto a una richiesta che in realtà non avresti voluto concedere? Quante volte, spinto dall’esasperazione, hai alzato la voce più di lui o hai detto frasi che non senti davvero tue? La letteratura clinica mostra quanto le risposte degli adulti possano, senza volerlo, mantenere o amplificare i comportamenti problema dei bambini. Non c’è da colpevolizzarsi: succede a quasi tutti i genitori. Ma è utile accorgersene, perché lì si apre lo spazio per cambiare qualcosa.[11][4][8]

 

Allo stesso tempo, spesso dedichiamo poca attenzione ai momenti in cui nostro figlio prova, anche solo timidamente, una strada diversa. Quando chiede con la voce normale invece di urlare, quando accetta un “no” dopo un po’ di fatica, quando prova a spiegarsi, quando sceglie di allontanarsi un attimo invece di colpire. Sono piccoli, minuscoli passi che meritano di essere visti e valorizzati: “Ho notato che stavolta sei riuscito a dirmelo senza urlare”, “È stato difficile, ma hai accettato il no, sono fiero di te”. Il rinforzo dei comportamenti alternativi è una delle strategie più raccomandate per ridurre i comportamenti problema.[9][12][13][4]

 

In tutto questo, le parole che usiamo contano. Di fronte alle urla, invece di rispondere con più rumore, possiamo provare a dire: “Io ti ascolto, ma non quando urli. Parliamo quando la voce è più bassa” oppure “Vedo che sei molto arrabbiato. Dimmi cosa è successo”, frasi che molte guide per genitori suggeriscono per coniugare limite ed empatia. Quando siamo davanti a un “no” continuo, possiamo spostare il focus: “Capisco che non ti va. Prima facciamo questo, poi scegliamo insieme cosa fare dopo” o “Non posso cambiare questa regola, ma posso ascoltare cosa ne pensi”. Con i bambini che si chiudono, possiamo portare presenza senza pressione: “Non devo capire tutto subito. Quando ti va, sono qui per ascoltarti” o “Mi sembri un po’ giù. Vuoi raccontarmi o preferisci che stiamo solo qui insieme?”.[10][14][15][16][1]

 

Sono frasi semplici, ma cambiano la qualità della relazione. Dicono al bambino: “Il comportamento ha un limite, ma tu vali più del tuo comportamento. Non sei definito solo da ciò che fai nei momenti peggiori”. E dicono anche a noi, come genitori, che possiamo tenere insieme due elementi che spesso viviamo in conflitto: la **fermezza** e la tenerezza. Possiamo dire di no a lanciare oggetti, a picchiare, a insultare, e nello stesso tempo dire sì alle emozioni: “Capisco che sei arrabbiato”, “È difficile smettere quando ti stai divertendo”.[7][16][1][8][10]

 

Non esistono genitori perfetti, né bambini che si comportano sempre in modo “giusto”. Esistono relazioni che crescono attraverso tentativi, errori, riparazioni. Ogni volta che, dopo una litigata, ci sediamo di nuovo accanto a nostro figlio e proviamo a parlare, stiamo costruendo qualcosa. Ogni volta che ci scappa un urlo di troppo, ma poi riusciamo a dire “Scusa, ho esagerato”, gli stiamo insegnando che anche gli adulti sbagliano e possono rimediare.[1][11]

 

Il comportamento che oggi chiami “problema” può diventare una porta. Una porta che si apre su un pezzo nuovo di conoscenza di tuo figlio: su come sente le cose, su cosa lo manda in tilt, su quali situazioni lo sovraccaricano. Ma anche su un pezzo nuovo di conoscenza di te, come genitore: su quali corde ti tocca, dove fai più fatica, quali strumenti vuoi imparare a usare.[4][5][6][8][11]

 

Se ti riconosci in queste scene, se ti capita spesso di pensare “Non so più come prenderlo” o “Ho paura di stare sbagliando tutto”, sappi che non sei solo e che non sei il riassunto delle tue giornate peggiori. Così come tuo figlio non è solo il riassunto dei suoi comportamenti più difficili. Entrambi avete spazio per imparare, aggiustare il tiro, trovare strategie diverse.[8][11][1][4]

 

E forse, la prossima volta che tuo figlio avrà una delle sue esplosioni, prima di dire “Ecco, ricomincia”, potrai chiederti: “Che cosa mi sta mostrando di sé, in questo momento? E che aiuto posso dargli per trovare una soluzione migliore di questa?”.[5][6][4]


Fonti

[1] Disturbi del comportamento: quali sono e come si manifestano – Uppa https://www.uppa.it/disturbi-del-comportamento/

[2] Disturbi comportamentali nei bambini – Centro Medico Petrazzuoli https://www.centromedicopetrazzuoli.it/neuropsichiatria-infantile/disturbi-comportamentali-nei-bambini/

[3] Panoramica sui problemi comportamentali dei bambini https://www.msdmanuals.com/it/casa/problemi-di-salute-dei-bambini/problemi-comportamentali-dei-bambini/panoramica-sui-problemi-comportamentali-dei-bambini

[4] Comportamenti problema nei bambini: cosa sono e come affrontarli https://upbility.it/blogs/news/comportamenti-problema-nei-bambini-cosa-sono-e-come-affrontarli

[5] Quando il comportamento di mio figlio può essere definito ‘problema’? https://www.stateofmind.it/2020/03/comportamenti-problema-funzioni/

[6] Quando il comportamento di mio/a figlio/a può essere espressione … https://www.mentiacontatto.it/2024/12/05/quando-il-comportamento-di-mio-a-figlio-a-puo-essere-espressione-di-un-disagio-o-di-un-problema/

[7] Comportamenti problema: come comprenderli e gestirli https://coachfamiliare.it/comportamenti-problema-come-comprenderli-gestirli/

[8] Analisi funzionale del comportamento e parent training – Unobravo https://www.unobravo.com/post/analisi-funzionale-comportamento-parent-training

[9] [PDF] VADEMECUM GESTIONE DEI COMPORTAMENTI PROBLEMA https://www.icesperia.it/web/images/inclusione_e_differenziazione/INCLUSIONE_-_gestione_dei_comportamenti_problema.pdf

[10] Capire i comportamenti dei bambini e adattare le strategie educative https://percorsiformativi06.it/capire-i-comportamenti-dei-bambini-e-adattare-le-strategie-educative/

[11] Come funziona un percorso di Parent Training – Contactu.it https://www.contactu.it/come-funziona-un-percorso-di-parent-training/

[12] I comportamenti problema: cosa sono e come gestirli https://www.centromindthekids.com/risorse/approfondimenti/72-i-comportamenti-problema-cosa-sono-e-come-gestirli.html

[13] [PDF] COME AFFRONTARE I COMPORTAMENTI PROBLEMA https://www.scuolachannel.it/pdf/10_Cervelli_Ribelli_per_lo_Sport_KIT_FORMATIVO/03_10_Cervelli_Ribelli_per_lo_Sport_COME_AFFRONTARE_I_COMPORTAMENTI_PROBLEMA.pdf

[14] tre frasi efficaci, utili a gestire al meglio le relazioni con i nostri figli e … https://alimentalamente.it/scopriamo-insieme-alle-pedagogiste-ciucio-danila-e-garberino-elisabetta-3-frasi-efficaci-utili-a-gestire-al-meglio-le-relazioni-con-i-nostri-figli-nipoti/

[15] 45 frasi per migliorare la comunicazione con vostro figlio https://lamenteemeravigliosa.it/45-frasi-per-migliorare-la-comunicazione-con-vostro-figlio/

[16] Le 7 frasi che danno fiducia ai figli e che tutti i genitori dovrebbero … https://www.frasicelebri.it/news/le-7-frasi-che-danno-fiducia-ai-figli/

[17] Disprassia: cos’è e come si affronta – Uppa https://www.uppa.it/disprassia-cose-come-si-affronta/

[18] Neurodivergenze: autismo e ADHD – Uppa https://www.uppa.it/medicina/neurodivergenze/

[19] DSA: i Disturbi Specifici dell’Apprendimento – Uppa https://www.uppa.it/medicina/dsa/

[20] Sviluppo cognitivo del bambino: come avviene e come favorirlo – Uppa https://www.uppa.it/sviluppo-cognitivo-del-bambino/

[21] Segnali e Sintomi del Disturbo del Comportamento: Come Riconoscerli e https://upbility.it/blogs/news/segnali-e-sintomi-del-disturbo-del-comportamento-come-riconoscerli-e-affrontarli-1

[22] Uppa.it | L’informazione per i genitori, indipendente e senza pubblicità https://www.uppa.it

[23] Quando il comportamento di mio figlio può essere definito ‘problema … https://www.instagram.com/p/B9T4YqRolLn/

[24] Emozioni dei bambini – Uppa https://www.uppa.it/psicologia/emozioni/

[25] Genitori – Pagina 2 – Edizioni Upbility https://upbility.it/collections/genitori?page=2

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