Disabilità e Inclusione

Oltre la vetta: il racconto di un cammino

Ci sono esperienze che non si possono raccontare da fuori.
Hanno bisogno di essere attraversate, vissute, condivise passo dopo passo.

“Zaino in spalla” è una di queste.

Quando siamo arrivati a Vicenza, insieme a Roberta Italiano e Alessandra Sardo, non abbiamo portato semplicemente una relazione. Abbiamo portato un pezzo di strada. Un’esperienza costruita nel tempo, all’interno della Cooperativa Sociale ConSenso, fatta di incontri, tentativi, intuizioni e, soprattutto, di relazioni autentiche.

Ricordo ancora le prime uscite.
Lo zaino sulle spalle, i tempi da rispettare, gli sguardi che cercavano punti di riferimento. All’inizio c’è sempre una distanza: tra la persona e il contesto, tra il gruppo e il singolo, tra ciò che si è e ciò che si potrebbe diventare.

Poi, lentamente, qualcosa cambia.

La montagna ha un linguaggio tutto suo.
Non chiede prestazioni, non impone ritmi impossibili. Ti costringe, invece, a stare. A fare i conti con il corpo, con la fatica, con l’attesa. E in questo “stare” accadono cose importanti.

Ho visto ragazzi fermarsi e poi ripartire.
Ho visto mani cercarsi senza bisogno di parole.
Ho visto nascere fiducia dove prima c’era incertezza.

È lì che ho compreso, ancora una volta, che la montagnaterapia non è un’attività accessoria, ma un vero dispositivo terapeutico-educativo. Un contesto capace di sostenere processi profondi: autonomia, adattamento, inclusione.

Quando abbiamo presentato a Vicenza “Oltre la vetta: analisi e risultati del percorso di Montagnaterapia della cooperativa ConSenso”, dentro quelle parole c’era tutto questo.

Circa venti ragazzi con disturbo dello spettro autistico hanno preso parte al progetto.
Ma ridurre tutto a un numero sarebbe ingiusto.

Perché ogni percorso è stato unico.

C’è chi ha imparato a tollerare l’imprevisto.
Chi ha iniziato a gestire meglio le proprie emozioni.
Chi ha trovato nel gruppo uno spazio di appartenenza.
Chi ha scoperto, forse per la prima volta, di potercela fare.

E ogni conquista, anche la più piccola, aveva il sapore di una vetta raggiunta.

Ma la verità è che la vetta non è mai il punto più importante.
È ciò che accade lungo il cammino a fare la differenza.

Questa esperienza è stata fortemente voluta da Giovanni Di Lorenzo e accolta con convinzione dalla nostra cooperativa, che da sempre prova a interrogarsi su come migliorare la qualità dei servizi, senza smettere di sperimentare.

Per me, personalmente, “Zaino in spalla” è stato anche altro.

È stato uno spazio in cui la teoria ha incontrato la vita.
In cui l’analisi del comportamento si è intrecciata con la relazione educativa.
In cui ho potuto vedere, in modo concreto, come un contesto naturale possa diventare generativo.

E ciò che nasce sul sentiero non resta sul sentiero.

Lo ritroviamo nei laboratori, nei progetti di vita, nelle opportunità che costruiamo ogni giorno. Penso, ad esempio, a “L’Arte dei Primi”, il nostro pastificio artigianale etico: un altro luogo in cui continuiamo a lavorare sull’autonomia, sull’inclusione, sulla possibilità di immaginare un futuro.

Se dovessi dire cosa mi ha lasciato questa esperienza, non parlerei subito dei risultati.

Parlerei dei volti.
Dei silenzi condivisi.
Della fatica trasformata in conquista.

E di una consapevolezza che porto con me:

educare è un cammino.

E come ogni cammino, ha bisogno di tempo, di cura, e di qualcuno disposto a stare accanto.

Perché certe vette, da soli, non si raggiungono.

Disabilità e Inclusione

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