Scuola e Inclusione Scolastica

INCONTROLUCE: la crepa che educa

Ci sono esperienze che, più che essere raccontate, chiedono di essere attraversate. InControluce, il cortometraggio diretto da Valerio Cammarata e realizzato all’interno della Tenuta Sant’Angela Merici della cooperativa Consenso, nasce proprio da questa esigenza: non spiegare, ma far vivere.

È una storia semplice, ma tutt’altro che banale. Un ragazzo, a seguito di un comportamento sbagliato, viene inserito in un percorso di messa alla prova, coordinato dall’UEPE e dal Tribunale per i Minorenni. La sua destinazione è una struttura che accoglie ragazzi con autismo.

Arriva con diffidenza.
Con quello sguardo che spesso accompagna ciò che non si conosce.
Uno sguardo che separa, che etichetta, che tiene a distanza.

Non si sente parte di quel mondo. Non riconosce nulla di sé in quei ragazzi. Li osserva come si osserva qualcosa di lontano, quasi estraneo. Eppure, è proprio da questa distanza che prende avvio il processo più autentico.

Non ci sono grandi eventi, né trasformazioni improvvise. C’è piuttosto un tempo lento, fatto di presenza, di piccoli gesti, di silenzi. Accanto a lui, un tutor: una figura concreta, quotidiana, capace di stare senza invadere, di accompagnare senza forzare.

Ed è qui che la pedagogia smette di essere teoria e diventa esperienza.

Perché educare, in fondo, non significa riempire, ma creare le condizioni affinché qualcosa accada.

C’è una scena, in particolare, che restituisce il senso profondo di questo percorso. Una vecchia porta di magazzino, segnata da crepe, apparentemente inutile. Una di quelle cose che verrebbe spontaneo sostituire, eliminare, “aggiustare”.

E invece no.

Da una di quelle crepe passa la luce.

È un’immagine potente, quasi disarmante nella sua semplicità. E diventa metafora educativa: ciò che appare fragile, imperfetto, incompleto, non è necessariamente qualcosa da correggere. Può essere, al contrario, ciò che permette il passaggio di qualcosa di essenziale.

La crepa non è solo un limite.
È una possibilità.

E forse è proprio questo il punto più alto del cortometraggio: spostare lo sguardo. Non sui ragazzi con autismo, ma su chi guarda. Non sulla “diversità”, ma sulla nostra difficoltà ad accoglierla.

In questo senso, InControluce non è un film sull’autismo. È un film sullo sguardo.

Uno sguardo che può cambiare.
Che può aprirsi.
Che può, lentamente, imparare a vedere.

La proiezione del 13 aprile, presso il PalaGalilei dell’Istituto “Galilei” e “Di Rocco” a Caltanissetta, non sarà soltanto un momento di sensibilizzazione. Sarà, piuttosto, un’occasione educativa condivisa.

Un tempo in cui fermarsi insieme ai ragazzi, senza la pretesa di dare risposte immediate, ma con il desiderio di generare domande.

Perché è lì che nasce il cambiamento.

Non quando spieghiamo, ma quando mettiamo in discussione.
Non quando insegniamo, ma quando ci lasciamo toccare.

Il linguaggio del cinema, in questo, diventa uno strumento straordinario. Entra senza forzare, parla senza imporre, apre senza definire. Permette di affrontare temi complessi – il pregiudizio, l’errore, la responsabilità, l’incontro con l’altro – in modo accessibile, ma mai superficiale.

E allora quel ragazzo, protagonista della storia, smette di essere “uno di cui parlare” e diventa uno specchio.

Uno specchio in cui ciascuno può ritrovarsi.

Perché, in fondo, tutti abbiamo le nostre resistenze.
Tutti abbiamo parti che fatichiamo a mettere in discussione.
Tutti, a volte, restiamo fermi davanti a ciò che non comprendiamo.

InControluce ci invita a fare un passo oltre.

A restare.
A guardare meglio.
A lasciarci attraversare.

E soprattutto a riconoscere che non sempre ciò che va “aggiustato” è fuori da noi.

A volte, basta accogliere quella crepa.

Perché è proprio da lì che può passare la luce.

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