Pedagogia Viva

Lo zaino sempre sulle spalle

Lo zaino sempre sulle spalle è ciò che mi contraddistingue.

Non è una scelta pensata, né qualcosa a cui ho dato un significato fin dall’inizio. È semplicemente così, e solo col tempo ho iniziato a chiedermi cosa rappresentasse davvero.

Non l’ho mai svuotato fino in fondo.

Dentro ci finisce un po’ di tutto: cose che mi servono davvero, altre che probabilmente non userò più, e altre ancora che restano lì senza un motivo preciso. Eppure faccio fatica a toglierle. Rimangono perché, in qualche modo, continuo a pensare che potrebbero tornare utili.

Lo zaino, per me, è un contenitore che raccoglie e conserva, ma soprattutto restituisce.
Non in modo ordinato, non quando lo decido io, ma nei momenti in cui qualcosa riaffiora e trova un senso nuovo.

C’è però un aspetto che sento ancora più forte.

Lo zaino, di per sé, è un oggetto che ti mette in movimento. Non è pensato per stare fermo, ma per essere indossato, per accompagnarti lungo un percorso. E forse è anche per questo che non lo lascio mai.

Perché quello zaino, in fondo, mi ha permesso di camminare.

Non perché avessi tutto chiaro o tutto sotto controllo, ma perché avevo abbastanza per iniziare. E lungo il cammino sono arrivati gli incontri.

Negli incontri, quello zaino diventa una risorsa concreta.
Dentro ci sono esperienze, tentativi, errori, cose già vissute che, in qualche modo, aiutano a stare nella relazione. Non porto risposte pronte, ma qualcosa da cui partire.

Ci sono però elementi che non mancano mai. Una penna e un taccuino.

Non sono solo strumenti pratici. Scrivere, per me, è un modo per non lasciare che le cose scorrano via senza traccia. È il modo che ho per fermarmi, per raccogliere, per dare forma a ciò che vivo.

Se non scrivo, molte cose si perdono.
Se scrivo, restano e, col tempo, cambiano significato.

Lo zaino non è ordinato.
A volte pesa, e ci sono momenti in cui sento il bisogno di fermarmi e guardare cosa contiene.

Non per svuotarlo del tutto, ma per capire meglio cosa sto portando.

Perché, in fondo, quello zaino è mio. E finché resta sulle spalle, vuol dire che sto ancora andando.

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